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30 agosto 2013 5 30 /08 /agosto /2013 14:17

Cercare una cosa su Google oramai è una pratica naturale per chiunque utilizzi un computer. Ma vi siete mai chiesti quale è l'uso delle milioni di parole chiave che quotidianamente vengono digitate? Qualcuno si è posto il problema e ha intentato una class action contro Google, colpevole di consegnare (non si sa se sotto pagamento oppure no) le parole chiave ricercate dagli utenti ai siti internet oggetto della ricerca. 

Una pratica scorretta, al punto che la stessa Google piuttosto che affrontare l'ennesima causa legale ha preferito pagare 8.5 milioni di dollari a titolo di risarcimento.

Quale è il problema? Semplice: io ricerco su Google una qualsiasi parola; la stringa che arriva al sito specifico (detta referrer) contiene una marea di informazioni su di me tra cui: la parola chiave cercata, il motore di ricerca su cui ho effettuato la query, l'indirizzo ip da cui è partita la ricerca. 

http://i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/02553/palestine-google_2553758b.jpg

Queste informazioni sembrano di poco conto ma per un sito internet sono di importanza fondamentale: sapere quali sono le parole chiave più ricercate e da dove parte la ricerca è essenziale per posizionare un sito più in alto possibile nei motori di ricerca e per contrattare con questi il prezzo da pagare per il posizionamento.

Emerge però un problema di privacy: ad esempio potrei fare una ricerca del tipo Berlusconi nudo; a parte i miei discutibili gusti sessuali perchè mai un sito internet deve venire a sapere che sono arrivato sulla sua home page grazie a questa query?

L'utente non è minimamente a conoscenza di questo passaggio di informazioni, che i provider e i siti attuano per migliorare la sua esperienza di navigazione ma anche per fare affari grazie alla pubblicità mirata.

Facciamo un esempio, vi siete mai chiesti perchè quando cercate un paio di Hogan su ebay le pagine internet che visitate poi contengono pubblicità di scarpe? Il merito è proprio dello scambio di informazioni fra Google e i siti internet (e un pò anche dei cookies a dire il vero).

Google in realtà era già corsa ai ripari decidendo di criptare le query inviate dagli utenti registrati al sito, ammettendo quindi che un problemino con la privacy tutto sommato c'è davvero. Un problema da poco a dire il vero, qualche milione di dollari per Google è niente: meglio pagare e chiudere il discorso piuttosto che avere a che fare con giudici e tribunali, in attesa della prossima lettera di uno studio legale. 

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Published by informaticamente - in Web e Cultura digitale
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