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30 ottobre 2011 7 30 /10 /ottobre /2011 19:36

Domenica scorsa muore Marco Simoncelli; è passata esattamente una settimana e penso che sia abbastanza tempo per provare a fare una riflessione in merito. Voglio fare un piccolo tentativo di analizzare tutto quello che è successo dal punto di vista mediatico. 

http://www.udine20.it/wp-content/uploads/2011/10/simoncelli.jpgAppena dopo l'incidente sono comparse sui vari social network le più disparate frasi di speranza, sostituite purtroppo da frasi di cordoglio nel giro di un'ora. Bene, non so se è solo una mia impressione, ma mi sembra che molte delle persone che durante tutta la settimana hanno esternato via web la loro disperazione in realtà lo abbiano fatto spinti più che altro dal potere della comunicazione di massa che non perchè davvero fossero legate in qualche modo al povero Marco. Mi spiego meglio, nel giro di poche ore ho letto tweet e visto condivise pagine su Facebook da gente che fino a domenica mattina alle 9.00 non sapeva nemmeno riconoscere Simoncelli se aveva il casco calzato in testa. Allo stesso tempo ho letto tweet e pagine Facebook di segno opposto, in cui c'era chi accusava le persone di poca sensibilità in quanto ogni giorno muoiono milioni di bambini nel mondo e nessuno gli dedica un post, un tweet o un tag. 

Tutto questo è normale, alla fine lo sportivo, specie il campione, è visto un pò come una sorta di supereroe invincibile, nessuno pensa che alla fine sono esseri umani come noi, che corrono pericoli incredibili (almeno nel caso dei piloti) solo per dare un spettacolo a noi tifosi. Quando accadono cose tragiche come l'incidente di SuperSic tutto d'un colpo si scopre la realtà, e ci sentiamo tutti più tristi. 

Il mio parere personale in merito alla vicenda è che aldilà della sensazione di incredulità nel vedere la morte in diretta di un pilota o in generale uno sportivo qualsiasi (ricordo ancora quella di Senna e Ratzenberger ad Imola, Fabio Casartelli e Wouter Weilandt al tour e Marc Vivien Foè, Antonio Puerta, Miklos Feher sui campi di calcio) nelle persone sia subentrata una sorta di spettacolarizzazione della morte, che favorita anche dal Web, permette a molti di sentirsi parte di un "tutto" che rende i sentimenti da personali a collettivi.

Condividere un sentimento, che sia gioia o dolore non importa, ci fa sentire importanti. Fa niente se fino a che era vivo non te ne fregava niente, ora che non c'è più diventa automaticamente un esempio di vita, anche se ogni tanto in gara prendeva a sportellate l'avversario nei sorpassi e lo faceva cascare. 

Sia chiaro, non sono tanto insensibile da non essere dispiaciuto per la morte di un ragazzo di 24 anni, ma non riesco a sentirmi cosi impressionato e sconfortato, eppure seguo le moto da una vita. 

Simoncelli per me era ed è un pilota, anzi un campione delle moto, come tale ne sentirò la mancanza, ma non riesco a vederlo come un esempio di vita, non è "uno di noi" per me (o meglio non so dire se lo sia o no, non lo conoscevo in altra veste se non in quella di sportivo), non può esserlo e lo dico con rispetto per lui, non sarebbe sincero ritenerlo un eroe da morto mentre da vivo non credevo che lo fosse.

Ad ogni modo mi mancherà il suo essere sempre allegro e caciarone nelle interviste, e mi mancherà la sua "pazzia" in moto che lo faceva infilare traiettorie strettissime e pieghe impossibili. Mi mancherà il suo "essere" sportivo, solo questo,l'altro lo lascio agli ipocriti e a chi lo conosceva davvero, sperando che questi ultimi siano in maggioranza. 

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commenti

sara 10/31/2011 12:42


anche se non seguo le moto , mi dispiace tantissimo per la sua morte, abbiamo la stessa eta 24 anni e questo mi lascia senza parole.