tante curiosità e trucchetti dal mondo dell'informatica
Noi abitanti del Vecchio Continente credevamo che le leggi contro la pirateria informatica fossero un problema solo negli Stati Uniti, dove le varie leggi contro il file sharing di contenuti protetti da diritto d'autore hanno provocato non poche polemiche.
Invece dovremo ricrederci molto prima del previsto: è stata da poco approvato infatti, per mano dei 27 Stati dell'Unione Europea l'Anti Counterfeiding Trading Agreement volgarmente detto ACTA.
Il patto, fortemente voluto dagli USA, dalle Major più famose (fra cui Walt Disney e Sony) e dalle multinazionali farmaceutiche e della moda, è un accordo volto a contrastare la contraffazione non solo di materiale audiovisivo, ma in generale di tutti i prodotti coperti da brevetti e/o copyright.
Il documento predispone varie misure a favore delle aziende che vedono violate le rispettive proprietà intellettuali: per quanto riguarda il mondo di internet ad esempio, potrebbe bastare un link verso un file mp3 protetto da copyright per comminare multe milionarie al provider che lo ospita sui propri servers. Per chiarire il concetto, se io utente di Youtube pubblico un video contenente materiale protetto, sarà il sito a dover pagare una multa che varia a seconda del caso.
Ovviamente, per evitare di subire multe potenzialmente milionarie il provider sarà costretto a controllare preventivamente i files pubblicati da ogni singolo utente: è proprio quì che casca l'asino. Secondo i comitati che guidano il fronte della protesta l'ACTA porterà a un inasprimento del controllo sugli utenti da parte dei provider, che limiterà in modo considerevole la libertà di espressione del singolo individuo. Come dire: per salvaguardare i diritti delle Aziende tolgo un pò di diritti alle persone comuni.
Un conto era costringere i provider ad agire in risposta alle proteste legittime di chi vede lesi i prori diritti commerciali, un altro è invece attuare una sorta di censura preventiva che potenzialmente obbligherà chiunque voglia condividere informazioni in rete a passare sotto il vaglio del provider e della Major di turno, che potrà impedire o no la trasmissione dei contenuti.
Sempre a riguardo dell'accordo appena sottoscritto, è da notare come paradossalmente anche Apple potrebbe essere colpita dal provvedimento: pensiamo a iTunes e iCloud. Se un utente che ha acquistato legalmente un brano sullo store di Apple lo vuole salvare sul Cloud per uso personale, l'azienda rischia di essere sanzionata pesantemente.
Questo è lo scenario sul fronte discografico/cinematografico; ciò che riguarda i brevetti in generale invece è per un certo verso ancora più inquietante. Una determinata azienda farmaceutica che detiene i diritti su un principio attivo potrà chiedere di essere informata su tutti gli Enti che stanno facendo ricerche su di esso e avrà la facoltà di chiederne la sospensione.
Non solo, potrà anche chiedere la sospensione della produzione dei farmaci generici basati su quel principio attivo.Stavolta sul piede di guerra sono scesi i ricercatori indipendenti: un tale provvedimento è una sorta di spada di Damocle su tutto il loro operato, e allarma tutte le Fondazioni (ad esempio Oxfam) che si occupano della distribuzione di medicinali nei Paesi del Terzo Mondo.
Ci vorrà ancora del tempo prima che il Parlamento Europeo voti a favore o contro l'attuazione dell'accordo, nel frattempo chi vuole contribuire alla causa della libertà di Internet (e anche del diritto di tutti di essere curati) può visitare questa pagina e firmare la petizione di Avaaz.