tante curiosità e trucchetti dal mondo dell'informatica
Google non finisce mai di far parlare di sè per quanto riguarda la privacy. Se nelle scorse settimane più di qualche dubbio era sorto in seguito all'annuncio della nuova politica adottata riguardo il trattamento dei dati personali e alle ricerche social, adesso a finire sotto accusa è un meccanismo di tracciamento dei dati di cui spesso si ignora la potenza e di cui prossimamente parleremo nel dettaglio: i cookie.
Secondo quanto spiegato dal WallStreet Journal in questa infografica l'azienda di Mountain View ha utilizzato un metodo basato sull'utilizzo degli iFrame per ingannare i meccanismi di sicurezza del browser Safari (per intenderci quello utilizzato da MacOS e iOS) che di default impediscono il salvataggio di cookie di terze parti senza che l'utente abbia interagito direttamente con un banner pubblicitario o un widget.
In pratica Google da quando ha passato la gestione dei propri cookies dal dominio google.com a quello doubleclick.net ha scoperto che questi non venivano più accettati dal browser dei dispositivi Apple, ed ha utilizzato un piccolo stratagemma per aggirare questo ostacolo, consistente nell'aggiungere alle sue pagine una piccola riga di codice che spinge il browser a credere che sia stato l'utente di sua spontanea volontà ad accettare il cookie.
Tutto questo ha comportato un piccolo effetto collaterale: in questo modo sono accettati all'insaputa dell'utente tutti i cookies che arrivano da DoubleClick. Il che vuol dire che anche se l'utente ha impostato il proprio browser per ignorare i cookie quelli inviati da Google vengono ugualmente creati e salvati sul Pc dell'utente.
In questo modo l'azienda riesce a ottenere le informazioni relative alle sessioni di navigazione degli utenti che utilizzano Safari a prescindere dal fatto che questi lo vogliano. La domanda sorge spontanea: perchè Google ci tiene tanto a conoscere le abitudini on-line dei clienti di Apple?
A mountain View affermano che i cookies sono utilizzati solo per tracciare i siti navigati dagli utenti in modo da mostrare pubblicità mirate sui propri servizi e negano categoricamente che siano usati per ottenere dati sensibili e/o altre informazioni.
Anche se fosse vera la versione di Google (e non abbiamo elementi per dire il contrario) resta da capire per quale motivo a un azienda è permesso di ignorare le scelte di un utente e tracciarne la navigazione tramite i cookies anche se questi ha impostato il suo browser per non accettarli.
Un comportamento simile, specie verso clienti della concorrenza, porta inevitabilmente a pensare che in realtà ci sia qualcosa sotto, ma non lo sapremo mai: dopo l'uscita dell'articolo del WallStreet Journal infatti l'azienda ha dichiarato di aver riparato all'errore in modo da rispettare le impostazioni iniziali del Browser Safari.