tante curiosità e trucchetti dal mondo dell'informatica
Una volta era Megaupload, paradiso del file-sharing legale e non, chiuso e mai più riaperto in virtù della presenza sui suoi server di milioni di files sotto copyright.
Qualche errore nelle indagini, un buon avvocato e il suo ideatore (il signor Kim Dotcom) dopo qualche mese è tornato di nuovo in affari, aprendo Mega, a detta del fondatore la sua versione assolutamente legale.
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Non la pensano così le major americane, tutt'altro che convinte della redenzione di dotcom. Così a Google sono iniziate ad arrivare copiose le richieste da parte di Warner Bros, Universal e altre aziende, volte a chiedere la cancellazione di Mega dai risultati del più popolare motore di ricerca al mondo e colpevole (secondo loro) di incitare gli utenti alla pirateria.
Di solito richieste simili vengono accettate se sulla home page in questione compaiono chiaramente i link a contenuti protetti da diritti d'autore; ma dando uno sguardo alla home page di Mega non si nota niente di tutto questo.
Di conseguenza Google (per la gioia degli utenti) non può fare assolutamente nulla. Anzi, a detta della dirigenza non può fare nulla anche nei casi più evidenti: oscurare un sito è oramai una semplice azione di disturbo che ha pochissimi effetti nella lotta contro la pirateria.
Chiudere un sito e riaprirlo con un altro dominio e su altri server è oramai un'operazione di routine per chi di mestiere condivide contenuti protetti. Il tempo di fare l'upload dei dati (che spesso si riduce a un reindirizzamento) e il gioco è fatto: nuovo dominio e nuovi clienti, ma stessi files da scaricare.
In tutto questo Kim Dotcom grida al complotto e promette battaglia per difendere i suoi diritti e quelli degli utenti regolari.
Come andrà a finire?