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tante curiosità e trucchetti dal mondo dell'informatica

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L'open source potrebbe farci risparmiare 675 milioni di Euro

http://maffey.com/img/open_source.pngCominciamo con un dato di incontestabile, (che leggo dal fatto quotidiano): ogni anno la Pubblica Amministrazione italiana spende più di 600 milioni di Euro in licenze software.

Sono per la maggior parte licenze relative a sistemi operativi e software proprietari (per lo più sviluppati da Microsoft) che non sono indispensabili al funzionamento della macchina statale e che hanno un equivalente gratuito, o meglio open-source, che costerebbe al contribuente circa il 90% in meno.

Prendiamo ad esempio Microsoft Office: piuttosto che spendere in media 30 milioni di Euro all'anno per l'acquisto del software e delle licenze necessarie, una qualsiasi Regione italiana potrebbe adottare Libre Office, la sua controparte gratuita. Lo stesso si potrebbe fare con i sistemi operativi, i database e quant'altro serva ad una pubblica amministrazione per farla funzionare correttamente.

Certo, il guadagno non sarebbe immediato: ci sarebbe da investire nella formazione dei dipendenti, nella migrazione dei dati da una piattaforma a un altra e nell'adeguamento dell'hardware (spesso preistorico e in condizioni pietose). Ma passata la fase immediatamente successiva al cambio di strategia i costi verrebbero ridotti in maniera piuttosto netta nel giro di pochi mesi.   

Purtroppo, al di là di qualche caso sporadico come quello della Provincia di Bolzano, passata dallo spendere 270 mila euro all'anno a meno di 30 mila semplicemente adottando l'open source in tutti i suoi istituti scolastici le restanti istituzioni italiane hanno mostrato più che altro buone intenzioni, ma pochissimi fatti.

Anzi, l'ex-ministro Brunetta pur facendo della lotta ai fannulloni e allo spreco uno dei suoi cavalli (o pony viste le misure) di battaglia ha pensato bene di ridurre ai minimi termini l'Osservatorio Nazionale sull'Open Source, istituito nel 2003 allo scopo di catalogare e suggerire alle amministrazoni pubbliche tutte le alternative free ai software proprietari utilizzati dai dipendenti.

E non è andata meglio con il Governo Monti, che pur avendo finalmente lanciato l'agenda digitale, in cui si menziona l'obbligo per gli amministratori pubblici di valutare anche la possibilità di adottare software open source, non ne impone l'adozione nel caso di effettiva convenienza.

Insomma, siamo obbligati a sapere che esistono i software open source, ma non ad utilizzarli quando è possibile: e così ogni anno si spende una marea di soldi in licenze per software che si potrebbero tranquillamente sostituire con altri gratuiti.

  


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