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8 giugno 2013 6 08 /06 /giugno /2013 12:38

Il Governo USA ci sorveglia attraverso internet: non è l'inizio del solito film a tema fanta-politico, ma la scoperta portata alla luce da quello che oramai viene conosciuto come il Datagate.

Ma di cosa stiamo parlando? Semplice: tutti i dati che passano attraverso siti internet come Facebook, Microsoft, SkypeGoogle, Apple, Yahoo, Youtube ecc. (conversazioni via chat, post sui social network, e-mail, commenti e chi più ne ha più ne metta) sono a disposizione dell'FBI e della NSA (National Security Agency) che attraverso essi ottengono informazioni in tempo reale su tutte le comunicazioni che coinvolgono circa 3 milardi di utenti non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. 

http://www.comuniclab.it/files/imagecache/600x/files/Internet-privacy_1305387909.gif

Una chiara e gigantesca invasione della privacy secondo molti detrattori del presidente USA, una procedura autorizzata dal Congresso a detta del Governo a Stelle e strisce e che ha permesso agli USA di sventare almeno un attentato terroristico (nel 2009 a New York). 

Fino a questo punto, pur potendo criticare un sistema che mette sotto osservazione oltre che i potenziali terroristi anche milioni di persone che non hanno nulla da nascondere, il sistema di spionaggio che sta venendo a galla non è nemmeno tanto scandaloso se si pensa all'evoluzione che ha avuto internet nell'ultimo decennio. 

Il modo di comunicare è cambiato nel corso degli anni e sempre più crimini vedono partire le indagini dall'analisi dei profili on-line dei sospettati; quella che è diversa è la tempistica: di solito siamo abituati ad aspettare che avvenga un crimine prima di venire a conoscenza che l'attentatore (ma anche omicida o altro criminale) aveva postato un video in cui mostrava le sue intenzioni (Anders Breivik non vi dice nulla?).

Se venirne a conoscenza prima potrebbe essere utile a prevenire ben venga. Ma se vengono spiati i movimenti delle carte di credito, anche se la giustificazione arriva dalla necessità di monitorare le spese dei presunti terroristi, allora il problema si fa serio (almeno per gli americani, sempre terrorizzati dalle tasse) e i cittadini iniziano a criticare l'invasione della loro privacy.

I provider dal canto loro ammettono di aver fornito dati al governo, ma sempre e solo dopo aver valutato che le richieste fossero legittime non infrangessero alcuna legge sulla privacy.  

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Published by informaticamente - in Web e Cultura digitale
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